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Live in San Francesco

Codice: CNDL 21575

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Un nuovo live di Nando Citarella e i Tamburi del Vesuvio ed è di nuovo tutto un mondo di ritmi, suoni, voci, visioni, che si rimette in movimento. Quasi a riprendere un viaggio mai interrotto, che va a trovare (più spesso a ritrovare) tutta una serie di personaggi che da anni continuano a incrociare la sua persona, la sua musica, i suoi Tamburi: vesuviani, tammorrari, nocerini-sarnesi, nomadi, musicanti, sonatori e ballatori di ogni razza e provenienza, maghrebini, cubani, spagnoli andalusi, cantanti di malouf e cantori di Carpino, suonatori di nubat e orchestrali egiziani di takht, maestri di tarantelle e pizziche, raccontatori di storie improbabili...
Un viaggio che mette insieme le situazioni più diverse, a cominciare dal titolo (San Francesco e San Francisco, già sovrapposti a suo tempo in una canzone di Rita Pavone), e poi De André a sorpresa (Disamistade), Nino Taranto e la sua mitica Juana, la Calabria di Yerax. Ma sono, come sempre, le contaminazioni che contano, gli accostamenti forti che si esaltano a vicenda: la Carpinese con una guajira jonica, Toritoc con il Trallallero genovese, e via elencando.
La musica di Nando e dei suoi Tamburi è questa. Questa volontà e capacità e di tenere tutto insieme, di non perdere niente per strada. Perchè una e unica è la tradizione. Almeno la tradizione dei Tamburi del Vesuvio, la tradizione che da sempre ha scelto il Sud, dell'Italia e del mondo. Un percorso e un processo di crescita ancora vivo e operativo, fatto di fatica e ricerca, incontri, scuole popolari, feste, tradizione e devozione, processioni e riti, grande amore e rispetto per la musica. E sopratutto di concerti dal vivo. Che alla fine sono la verifica più forte e importante di una musica che funziona, che comunica, che tiene insieme la gente, che si fa amare, cantare, ballare.
Concerti che Nando ha portato in giro, nelle situazioni più incredibili, con la gente di ogni razza e colore, ma puntualmente affascinata e presa. A Roma come a Napoli, a Nocera, a Torino, a Vienna, in Francia, in Belgio, in Spagna, a Gerusalemme, piazze, chiese, teatrini felliniani e grandi teatri come il San Carlo di Napoli. E ogni volta funziona perchè l'anima è la stessa, il respiro, il ritmo è lo stesso: come una grande anima sonora, allargata a tutto il Mediterraneo, che ha il suono della tradizione, il ritmo della resistenza, la voce e la speranza del cambiamento. Un corpus di materiali che man mano è cresciuto, con gli anni, che è partito con molta passione e confusione, mettendo insieme oralità e radio locali, De Simone e Gianni Bosio, scrittura e dischi, militanza politica e musica popolare, concerti e spettacoli...Ma che poi col tempo ha acquistato sempre più consistenza e coscienza, è diventato scelta di vita e di professione. Cioè da una parte la straordinaria capacità di vivere e "interpretare" la tradizione da cui viene Nando Citarella; e nello stesso tempo, da professionista vero della musica quale Nando è, la possibilità concreta di mettere a confronto questa tradizione con altri musicisti e operatori culturali che ha incontrato sulla sua strada, siano essi italiani o internazionali, legati alla musica etnica come a quella classica, religiosa, strumentale. Tanti generi ma anche tante provenienze diverse, come diverse sono le storie da raccontare. Una zigzagare continuo nel tempo e nello spazio, ma che alla fine si ritrova puntualmente a fare i conti con il "motore" e la ritmica del Vesuvio. Perchè è da lì che tutto è cominciato, ed è lì che ritornano puntualmente suoni e ritmi che arrivano da terra e da mare. E così il Vesuvio diventa il grande tamburo che batte il tempo: per la tradizione come per nuove contaminazioni. Riportare tutto a casa vuol dire allora anche riportare ogni esperienza dentro il ventre vesuviano, dentro il grande cerchio di paesi, strade, storie e persone che circonda il Vesuvio e protegge l'intera provincia di Napoli con le sue tradizioni. Ed è su quel ritmo e su quel respiro che bisogna ogni volta sintonizzarsi per entrare dentro la musica, dentro i concerti dei Tamburi. Fino quasi a perdersi dentro al ventre antico, generoso, contraddittorio e pericoloso del vecchio vulcano.

Giandomenico Curi

1) Disamistade "Stabat per Faber" (Assisi 2008)

2) Manipuja & Gnawantella (Klinkers Bruges 2006)

3) Tiritoc & Trallalero (Genova 2005)

4) Juana (Roma 2005)

5) Guajra Jonica (Assisi 2008)

6) Jerax (Assisi 2008)

7) Afro-Tam-Taiko "Ncopp'o Tammurro" (Frascati 2007)

8) Canto a Stesa & Tofa (Frascati 2007)

9) Naninellananinà (Live in PianoB Roma)

Bonus Track:

10) Ho perso il Trend

11) E Bibbì e Babbà

Traccia Video

 

 

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