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Blue Indians

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Un nuovo album di John Trudell – scrittore, poeta, musicista, attore, nonché leader dell’AIM, il Movimento per i diritti dei Nativi americani – è uno di quegli eventi che meritano davvero un’attenzione speciale, anche per la parsimonia con cui l’artista di origine Santee Sioux – che ha vissuto 53 anni di drammatica intensità ed ha moltissimo da raccontare –produce lavori discografici (l’ultimo, prima di questo Blue Indians, risaliva ormai al 1994). Prodotto con finezza dal grande Jackson Browne, amico e sodale di vecchia data, e realizzato insieme ad un gruppo di musicisti solido e rodato (i Bad Dog, che accompagnano Trudell anche dal vivo – e a luglio in tour in Italia), questo lavoro propone un inaudito modello di "poesia in musica" come forma nuova di oralità. Su un "letto" musicale che si rifà al calore della più autentica tradizione ritmico-melodica del blues, la voce di Trudell, profonda e pastosa, fa scorrere il flusso della parola parlata, o meglio, recitata e interpretata con una dizione penetrante ed una raffinata cura delle spezzature e delle pause.
Se il tema ricorrente del lavoro – annunciato e spiegato nella title track d’apertura e poi ripreso ed esteso in "Terminal neon" e nella provocatoria "Grassfire" – è l’immagine del mondo della tecnica inteso come riserva industriale in cui tutti sono Blue Indians, ogni canzone è tuttavia una micro-storia a sé, che merita di essere assaporata lentamente, con un’attenzione speciale all’aspetto letterario delle liriche (ed è per questo che si è scelto di offrirne anche la traduzione italiana a fronte). Così, "Bad Dog" è un blues rarefatto e una potente metafora della marginalità, "All nite café", fra Hopper e Least Heat Moon, è la colonna sonora ideale di un viaggio sulle "strade blu" della provincia americana, mentre "The Devil & Me", "Johnny & Joe" e "Angel of sin" sono racconti di esistenze randagie, segnate dal disagio, dal male di vivere, dalla violenza del destino, e la straordinaria "Dizzy Duck" – una sorta di favola, di "operetta morale" basata sul contrasto fra musica giocosa e liriche fulminanti – è una squillante denuncia del fenomeno, tutto americano, della corsa dei privati cittadini all’acquisto di armi. Persino fra i brani in cui affiorano tematiche sentimentali (su tutti il commovente abbraccio sonoro di "The only one for me"; ma, in chiusura del disco, c’è anche "You were", una vera e propria elegia per la scomparsa della moglie) Trudell non nasconde la faccia in ombra dell’amore, come nel caso di "Toy", dedicato alla retorica della bellezza.
Blue Indians, insomma, è un lavoro ricco e intenso che si fa spazio nell’anima come un inno alla pienezza della vita – al di là di tutti gli inferni, dentro e fuori di noi.

1) Blue Indians

2) Bad Dog

3) All Nite Café

4) Toy

5) Devil and Me

6) Johnny and Joe

7) Angel of Sin

8) Terminal Neon

9) Dizzy Duck

10) Grassfire

11) The Only One for Me

12) You Were

Produced by Jackson Browne

Recorded by Paul Dieter

Assisted by Bob Salcedo, Sebastian Haimerl

Additional Recording by Bob Salcedo

Mixed by Paul Dieter, except "All Nite Café" and "Grassfire" mixed by Greg Ladamyi

Recorded at Groove Masters Santa Monica, CA

Mastered by Gavin Lurssen at the Mastering Lab

Management: Donald Miller, Cree Clover


Photographs: Estevan Oriol, Nels Israelson, Ronnie Farley

Booklet Design by Raquel Walkup for Dawn Patrol, Inc. ©1999

p UlfTone music

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